INTERVENIRE PRECOCEMENTE

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PRENDERSI CURA DEI GIOVANI CON PSICOSI: I PUNTI CHIAVE DEL PROBLEMA

Negli ultimi decenni il lavoro psichiatrico più innovativo ha identificato un’area di bisogno rappresentata dalle esigenze di persone giovani ad alto rischio di sviluppare psicosi o all’esordio del disturbo nelle quali il riconoscimento precoce e l’intervento multidimensionale specifico e mirato può ritardare o attenuare l’insorgere della malattia o interrompere il procedere e l’aggravamento della patologia e della disabilità.

Nel mondo, a partire dalle esperienze e dagli studi pionieristici di studiosi e clinici come Ian Falloon e Patrick McGorry, l’orientamento dei Servizi alla tempestiva identificazione e al trattamento fase-specifico dei disturbi psicotici ha dato origine a una crescente diffusione di programmi di intervento e a ramificati filoni di ricerca, per sostanziare con soluzioni applicative e con evidenza scientifica, l’ottimismo e le speranze di un movimento che ha generato un nuovo modo di vedere la cura e gli esiti della psicosi.

Patrick McGorry, a destra, con Anna Meneghelli, Andrea Alpi, Laura Bislenghi e Federico Galvan.

Esperienze cliniche, dati ed evidenze, riassunti nelle più recenti metanalisi e linee guida sulla schizofrenia si sono raccolti intorno ad alcune affermazioni che possiamo considerare alla base di questo auspicato e decisivo cambiamento degli atteggiamenti e delle metodiche cliniche ed organizzative.

Per quanto riguarda la SCHIZOFRENIA e le sindromi psicotiche correlate, la letteratura ha messo in evidenza che circa il 70% di quanti in seguito svilupperanno una psicosi, in grande maggioranza giovani, presentano negli anni che precedono l’esordio conclamato del disturbo (da due a cinque anni prima) dei segnali riconoscibili, che possiamo raggruppare in sintomi affettivi (umore depresso, insicurezza, ansia) e in sintomi negativi (perdita di energia, rallentamento, difficoltà di pensare e di concentrarsi, ritiro sociale), seguiti da alterazioni comportamentali, disturbi fisiologici ed infine da sintomi positivi (deliri, allucinazioni, disorganizzazione del pensiero) anche in forme attenuate. Molti di questi segnali, a ben vedere, possono anche venire confusi con i segni tipici del cosiddetto “disagio adolescenziale”, portando in alcuni casi a sottovalutare la situazione e a ritardare un intervento clinico che potrebbe rivelarsi invece protettivo.

intervenire precocemente

La comparsa di questi segnali, soprattutto se accompagnata da altri fattori di vulnerabilità come la familiarità psichiatrica, le complicanze ostetriche o perinatali, l’uso di sostanze, segna l’inizio di un periodo definito periodo a rischio, prodromico o prepsicotico che, se non viene trattato, si identifica nella cosiddetta Durata della malattia non trattata (DUI: duration of untreated illness).

La DUI ha un pesante effetto sulla sintomatologia negativa e sull’adattamento sociale, dato che è in questo periodo che si verificano cambiamenti che possono interrompere lo sviluppo individuale e sociale della persona, impedendole di raggiungere le mete evolutive in accordo con l’età (scolastiche, lavorative, affettive) allontanandola, in un modo difficilmente recuperabile, dalla possibilità di definire adeguatamente la propria identità e le proprie capacità di relazione e di funzionamento sociale.

  • Molti studi successivi hanno mostrato che, anche dopo un esordio psicotico, segnato da una evidente comparsa di sintomatologia psicotica positiva e/o negativa, può intercorrere un periodo, che mediamente è stato stabilito in un tempo che va da uno a due anni, prima di una effettiva entrata in un trattamento adeguato.

La lunghezza di questo periodo, definita Durata della psicosi non trattata (DUP: Duration of Untreated Psychosis), viene correlata con alcuni esiti della patologia, soprattutto a breve termine. Una DUP superiore a sei mesi incide infatti nei tempi e nel livello di remissione dei sintomi, nella frequenza delle ricadute, nella resistenza al trattamento. Questi dati acquistano maggior significato se si considera che nei sei mesi che seguono l’esordio avviene la risposta al trattamento in genere più pronta e più durevole.

  • Infine sappiamo che, anche se il trattamento mirato del primo episodio spesso (circa nell’80% dei casi) può portare a una buona risoluzione di sintomi e a un apparente ristabilimento della situazione di benessere, le probabilità di ricaduta sono alte e la spirale di deterioramento e di rischi può continuare insidiosamente, ma pesantemente. Il trattamento del primo episodio deve quindi proseguire, in un intervento multimodale ma specifico, per un periodo di tempo sufficientemente lungo da continuare e rafforzare il miglioramento della situazione sintomatologica, compresi gli aspetti di comorbidità, mantenere e promuovere il funzionamento sociale, prevenire le ricadute, proteggere la vulnerabilità, migliorare e sostenere la qualità della vita della persona e del suo ambiente.

Quanto sopra sinteticamente riassunto può far ritenere ovvio un progressivo transito, nelle pratiche cliniche, dall’orientamento tradizionale dei Servizi a un orientamento operativo diverso, attivo e scientificamente orientato, sicuramente più efficace e più attento alle necessità delle persone ammalate e delle loro famiglie.

In realtà ciò non è così immediato perché richiederebbe un profondo cambiamento nei paradigmi formativi ed operativi della Psichiatria e della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza segnando il passaggio, da parte degli operatori, dalla rilevazione e cura della malattia conclamata, definita da sintomi e segni descritti ormai più di cento anni addietro, alla individuazione di manifestazioni più sottili e, a volte, indistinte che preannunciano la possibile evoluzione verso una patologia e una disabilità difficilmente superabile quando si è instaurata.

Nel mondo vi sono altri esempi, su scala più ridotta, che riguardano interi Paesi (Singapore) e regioni o province (Paesi nordici europei, Canada, Australia, Nuova Zelanda, o singoli programmi clinici e di ricerca (Danimarca, Olanda, Germania, Spagna, Stati uniti, Giappone,) che si occupano attivamente e secondo modelli e linee guida scientificamente sostenute e approvate, di aiutare i giovani all’esordio di patologie mentali nel momento in cui questo disturbo è ancora allo stato nascente.

Il decimo Congresso della International Early Psychosis Association (IEPA), che si è tenuto a Milano nel mese di ottobre 2016 con la partecipazione dei clinici e dei ricercatori internazionali del massimo livello attuale, ha segnato una svolta importante mettendo a disposizione e collegando tra loro i dati e le prospettive che provengono dalle ricerche genetiche, neurobiologiche, epidemiologiche e cliniche ma sottolineando anche come sia più che mai necessario proseguire negli studi in corso per dare alle conoscenze attuali quello spessore scientifico che renderà inevitabile un cambiamento di rotta nel campo del riconoscimento, della cura e della prevenzione di una malattia che è causa di tante sofferenze nel paziente, nella famiglia, nel contesto sociale (anche con veri e propri fenomeni di allarme) e che assorbe una enorme fetta di risorse (costi diretti) e determina rilevanti costi indiretti e intangibili.

Il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda Ca’ Granda di Milano è stata la prima sede sanitaria italiana in cui sia stato da tempo – nel 1999 – avviato un programma di ricerca/intervento sul tema dell’individuazione precoce delle psicosi, denominato “Programma 2000®”.

Nell’ambito del “Programma 2000®” sono stati condotti, in un quadro di stretti collegamenti e collaborazioni internazionali alcuni filoni di ricerca strategici, oltre ad aver sviluppato nel tempo un preciso e personalizzato modello di cura e intervento nelle psicosi all’esordio riconosciuto e valorizzato in ambito nazionale e internazionale; un esempio di come l’esperienza e la competenza maturate in questo campo dall’équipe clinica di Programma 2000® ha potuto coinvolgere è stata la partecipazione nel ruolo di docenti, esercitatori e supervisori all’interno della grande ricerca nazionale denominata Programma Strategico GET UP (Genetics, Endophenotypes and Treatment: Understanding early Psychosis), promosso e sostenuto nel 2007 dall’Università di Verona, coinvolgendo più di cento Dipartimenti di Salute Mentale italiani.

Cambiare la Rotta Onlus è uno degli strumenti che l’équipe di Programma 2000 ® ha voluto mettere in campo per rafforzare e articolare la propria azione clinica e di ricerca nell’ambito dell’intervento precoce nelle psicosi.